“La Strega Buona”
pubbl.: 14 Ottobre 2013 - Ufficio Stampa

Sabato 19 ottobre, alle ore 17, alla biblioteca comunale “G. Einaudi” di Correggio, si svolge la presentazione di “La Strega Buona: donne che segnano la malattia. Vent’anni di ricerca sul campo in un saggio etnoantropologico sulle guaritrici del territorio reggiano”, saggio di Antonella Bartolucci, ricercatrice in antropologia culturale, con videoproiezione del film documentario.
L’indagine svolta nei comuni di San Martino in Rio, Correggio e frazioni, ha avuto l’intento di individuare alcuni atteggiamenti o credenze relative alla malattia, vissuti e trasmessi come semplici consuetudini sociali oppure sviluppati come automatismi inconsci o ancora messi in atto nascostamente perché ritenuti devianti. La ricerca si è limitata al lato terapeutico, scegliendo un tipo di manifestazione, quello dei “guaritori-segnatori”, cioè di quegli operatori di guarigione che, attraverso le loro “tecniche terapeutiche” hanno, come obiettivo primario, il corpo.
Il tema che si affronta in questo contesto è il nesso fra il perdurare della “medicina tradizionale” e la sua messa in opera soprattutto da parte di donne. Le “tecniche di guarigione tradizionale”, hanno per lo più le proprie origini nella credenza del potere arcano dei “simboli”, dei “gesti”, delle “immagini” e delle “parole”. Il ritorno sul campo ricostruisce atteggiamenti e credenze riguardanti le tecniche curative tradizionali e l’indagine della Bartolucci si colloca entro il processo di crescente ricorso a queste ultime nella società industriale: si tratta, infatti, di un fenomeno che ha assunto una dimensione sociale vastissima, indipendentemente dalla appartenenza di classe o culturale di chi ne è stato interessato.

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Sabato 19 ottobre, alle ore 17, alla biblioteca comunale “G. Einaudi” di Correggio, si svolge la presentazione di “La Strega Buona: donne che segnano la malattia. Vent’anni di ricerca sul campo in un saggio etnoantropologico sulle guaritrici del territorio reggiano”, saggio di Antonella Bartolucci, ricercatrice in antropologia culturale, con videoproiezione del film documentario.
L’indagine svolta nei comuni di San Martino in Rio, Correggio e frazioni, ha avuto l’intento di individuare alcuni atteggiamenti o credenze relative alla malattia, vissuti e trasmessi come semplici consuetudini sociali oppure sviluppati come automatismi inconsci o ancora messi in atto nascostamente perché ritenuti devianti. La ricerca si è limitata al lato terapeutico, scegliendo un tipo di manifestazione, quello dei “guaritori-segnatori”, cioè di quegli operatori di guarigione che, attraverso le loro “tecniche terapeutiche” hanno, come obiettivo primario, il corpo.
Il tema che si affronta in questo contesto è il nesso fra il perdurare della “medicina tradizionale” e la sua messa in opera soprattutto da parte di donne. Le “tecniche di guarigione tradizionale”, hanno per lo più le proprie origini nella credenza del potere arcano dei “simboli”, dei “gesti”, delle “immagini” e delle “parole”. Il ritorno sul campo ricostruisce atteggiamenti e credenze riguardanti le tecniche curative tradizionali e l’indagine della Bartolucci si colloca entro il processo di crescente ricorso a queste ultime nella società industriale: si tratta, infatti, di un fenomeno che ha assunto una dimensione sociale vastissima, indipendentemente dalla appartenenza di classe o culturale di chi ne è stato interessato.

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