Consigli bibliografici

 

La letteratura sul Correggio è ricchissima ed annovera decine e decine di contributi di altissimo livello. Di seguito ci si limita a segnalare le principali pubblicazioni in lingua italiana edite negli ultimi venti anni facilmente reperibili in libreria o in biblioteca: M. Di Giampaolo – A. Muzzi, Correggio. Catalogo completo delle opere, Firenze 1993; L. Fornari Scianchi, Correggio, New York 1994; D. Ekserdijan, Correggio, Milano 1997; E. Riccomini, Sette saggi sul Correggio, Milano 2003; S. Zamboni – M. Spagnolo – A. Buccheri, Correggio, Milano 2004; E. Riccomini, Correggio, Milano 2005; M. Spagnolo, Milano 2005. Tutte queste opere sono corredate da importanti e complete bibliografie per ulteriori approfondimenti. Antonio Allegri, nasce a Correggio presumibilmente nel 1489. La data è incerta, così come rimangono indefiniti, molti aspetti della vita di questo straordinario artista. La scarsa documentazione, unita al fatto che il pittore visse ed operò esclusivamente tra Correggio e Parma, hanno alimentato nei secoli una quantità insuperata di leggende, errate attribuzioni ed una generale trascuratezza sullo straordinario rinnovamento espressivo operato dal Correggio nell’arte italiana del Rinascimento. Già il suo primo biografo, Giorgio Vasari, nelle sue Vite (1550) pur riconoscendogli il pregio di aver inaugurato “la maniera moderna” suscitando con le sue opere “stupendissima meraviglia”, gli rimproverava la mancanza di contatti con la cultura tosco-romana. Benché oggi gli storici dell’arte siano concordi nell’attribuire al Correggio un viaggio a Roma intorno al 1518, dove il pittore avrebbe assimilato l’esempio di Michelangelo e Raffaello, rimane lo sconcerto per come un piccolo principato emiliano, qual’ era allora la città di Correggio, abbia potuto esprimere un genio dell’arte come Antonio Allegri. Eppure il Correggio (pseudonimo dell’artista) elabora con fervida vivacità un linguaggio pittorico tra i più originali del Cinquecento, capace di dare stimoli anche in epoche successive. Dopo una fase di apprendistato, la sua formazione si svolge attraverso le esperienze nell’ambiente mantovano, a diretto contatto con il Andrea Mantegna. Sui caratteri della pittura mantegnesca, cui rende omaggio in alcune sue opere giovanili, il Correggio innesta con grande intelligenza le suggestioni che gli provengono dall’opera di Leonardo, specie nell’uso dello sfumato (quindi dai contorni spesso volutamente indefiniti). La sua grandissima apertura culturale lo avvicina poi all’esperienza dei veneziani e dei ferraresi (Cima da Conegliano, Costa, Dossi) e degli artisti nordici (Dürer, Altdorfer). Da quello “splendido isolamento” della sua città natale, Antonio Allegri ci regala una pittura di grande freschezza e tenerezza, estremamente ardita nelle soluzioni prospettiche, capace di conquistare lo spettatore grazie alla naturalità degli atteggiamenti ed alla preziosa delicatezza cromatica. Caratteristiche che si apprezzano nei grandi affreschi del Duomo e della chiesa di San Giovanni Evangelista in Parma, ma anche nell’intero complesso della sua produzione artistica. Oggi la fama ed il valore del Correggio sono indiscussi. Le sue opere sono esposte nei principali musei europei e nordamericani. Dall’Ermitage di San Pietroburgo, attraverso il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra fino al Metropolitan Museum di New York, il genio rivoluzionario di Antonio Allegri continua, nel tempo, ad affascinare ed incantare il grande pubblico.

modif.: 27 Febbraio 2015 - Ufficio Stampa

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