Rina Ferri e Gino Gandini, “arte, destino di una vita”
pubbl.: 30 maggio 2018 - Ufficio Stampa

“Arte, destino di una vita”: inaugura sabato 2 giugno, al Museo Il Correggio, la mostra di Rina Ferri e Gino Gandini.

Inaugura sabato 2 giugno (nell’ambito della Fiera di San Quirino),alle ore 16,30, “Arte, destino di una vita”, la mostra di Rina Ferri e Gino Gandini, curata da Sandro Parmiggiani, allestita a Correggio, nella Galleria Espositiva del Museo Il Correggio, a Palazzo dei Principi.
A sedici anni dalla morte di Gandini e a dodici da quella di Ferri, questa mostra ha l’obiettivo di ricordare, l’opera dei due artisti. Come scrive Parmiggiani, nel catalogo che accompagna la mostra, “i dipinti di Gino, se si ha una qualche nozione di cosa sia la storia vera della pittura e dell’arte, conservano un fascino e una dignità che non possono essere svilite dall’indifferenza e dalla sufficienza di giudizio che s’è andata affermando. Dal canto suo, Rina costituisce un vero e proprio “caso” nella pittura italiana, essendo sorprendente che un’artista di qualità così alta, di così sicura originalità, non abbia ancora consolidato i diffusi riconoscimenti che le sono dovuti – probabilmente le ha nuociuto l’essere stata spesso sbrigativamente considerata e incasellata all’interno della tradizione della pittura emiliana, nella sua declinazione informale, quando la sua opera è assai più complessa e con suggestioni non solo italiane; le sue incisioni e i suoi acquerelli, infine, sono di altissimo livello”.
“È con grande piacere che ospitiamo questa mostra nel nostro Museo”, commenta il sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi. “Gino Gandini e Rina Ferri, coniugi che condividevano la vocazione all’arte, sia pittorica che incisoria, hanno lasciato un’ importante eredità culturale non solo attraverso l’insegnamento nelle scuole reggiane, al quale entrambi si sono dedicati per anni, ma soprattutto tramite il loro impegno artistico, che li ha fatti conoscere ben oltre i confini della loro città nel corso di numerose ed importanti mostre in Italia e all’estero. Grazie ai loro studi sono entrati in contatto con gli ambienti culturali più dinamici ed innovativi del loro tempo ed hanno conosciuto artisti che avrebbero lasciato profonda traccia nel mondo della pittura e dell’incisione e le opere che ammireremo a Correggio testimoniano la loro grande maestria e profonda sensibilità. Ringrazio i famigliari per averci offerto questa opportunità e Sandro Parmiggiani per aver curato una mostra in grado di rendere il giusto merito a due artisti capaci di narrare la bellezza della nostra terra”.
Arte, destino di una vita” rimarrà aperta fino al prossimo 1 luglio.

RINA FERRI e GINO GANDINI, ARTE, DESTINO DI UNA VITA
a cura di Sandro Parmiggiani
Museo Il Correggio, Galleria Espositiva, Palazzo dei Principi
2 giugno – 1 luglio 2018
Inaugurazione: sabato 2 giugno, ore 16,30
Orari di apertura: sabato, 15,30 – 18,30; domenica, 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30.
Visite guidate a cura di Sandro Parmiggiani: domenica 10 e domenica 17 giugno, ore 17.
Info: Museo Il Correggio, tel. 0522.691806 – museo@comune.correggio.re.itwww.museoilcorreggio.org
Ingresso libero.

Gino Gandini
Nato a Reggio Emilia il 2 novembre 1912, Gandini si iscrive nel 1928 alla Scuola di Disegno Gaetano Chierici, dove conosce Ottorino Davoli, che gli sarà a lungo amico e consigliere. La sua formazione si completa poi all’Istituto d’Arte Venturi di Modena, dove segue i corsi di incisione di Ubaldo Magnavacca e di pittura di Arcangelo Salvarani, e, dal 1938, all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove Giorgio Morandi tiene i corsi di incisione. Già negli anni Trenta è ottimo disegnatore e pittore di talento. La sua predilezione va, in quegli anni, alle figure, mentre i paesaggi e le nature morte saranno i generi ai quali si dedicherà nella maturità. Gandini già allora dimostra di possedere un’eleganza formale e un’armonia tonale, intrise di malinconia esistenziale e di pietà dello sguardo, che resteranno sue caratteristiche durature. Richiamato alle armi, e poi sfollato con la famiglia a Bibbiano (dove conosce Stanislao Farri) definitivamente matura quell’esigenza di un rapporto diretto e costante con la natura che segnerà tutta la sua esistenza di uomo e di pittore. Pur non insensibile alla pittura di impegno civile e sociale – “L’impiccato”, opera del 1946, e le scene (quaranta metri di lunghezza totale) della Via Crucis, dipinta a tempera grassa nella Chiesa di San Giuseppe al Migliolungo di Reggio Emilia – Gandini tuttavia fa del paesaggio, e in misura minore della natura morta, il motivo centrale della sua pittura. Tra le tante mostre, in Italia e all’estero, vanno segnalate quelle dedicategli dalla città natale: l’antologica al Palazzo del Capitano del Popolo nel 1979 e l’esposizione del 1991 alla Caserma Zucchi.
Gino Gandini muore il 25 luglio 2002 ed è sepolto nella tomba di famiglia nel Cimitero Monumentale di Reggio Emilia.

Nata a Campagnola Emilia il 12 settembre 1924, Rina Ferri frequenta l’Istituto d’Arte Venturi di Modena. Diplomatasi nel 1949, imbocca decisamente, e da subito, un percorso autonomo tra i due poli rissosi dell’astrattismo e del neorealismo. Pur partita dal dato naturalistico, vira subito verso la semplificazione delle forme, la riduzione a icona dell’immagine, assumendo il colore, la stessa materia pittorica, incisa e frammentata, il segno e le qualità espressive del supporto come fondamenta della sua pittura, strumenti cui s’affida per dare voce a atmosfere, sentimenti, stati d’animo. Emblematica della sua determinazione di carattere e di poetica è la scelta, compiuta allora dalla Ferri, di non frequentare l’Accademia di Bologna, dove, ma di seguire invece i corsi della Scuola d’incisione di Mario Leoni a Bologna, dove apprende i segreti delle tecniche, e coltiva le sperimentazioni, cominciando a incidere lastre e a stamparle. Di circa trecento lastre, tutte segnate da una straordinaria abilità e da una rara sensibilità per le invenzioni formali e tecniche, è la sua vasta produzione incisoria, alla quale lavora con passione. Nel 1961 sposa Gino Gandini e tiene la mostra personale d’esordio alla Galleria Santo Stefano di Venezia. Rina prosegue poi la sua intensa attività di ricerca, sia nei dipinti che nelle incisioni, mentre si susseguono le mostre, in Italia e all’estero.
Muore l’11 marzo 2006 e viene sepolta accanto al marito Gino Gandini.

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Rina Ferri e Gino Gandini, “arte, destino di una vita”
pubbl.: 30 maggio 2018 - Ufficio Stampa

“Arte, destino di una vita”: inaugura sabato 2 giugno, al Museo Il Correggio, la mostra di Rina Ferri e Gino Gandini.

Inaugura sabato 2 giugno (nell’ambito della Fiera di San Quirino),alle ore 16,30, “Arte, destino di una vita”, la mostra di Rina Ferri e Gino Gandini, curata da Sandro Parmiggiani, allestita a Correggio, nella Galleria Espositiva del Museo Il Correggio, a Palazzo dei Principi.
A sedici anni dalla morte di Gandini e a dodici da quella di Ferri, questa mostra ha l’obiettivo di ricordare, l’opera dei due artisti. Come scrive Parmiggiani, nel catalogo che accompagna la mostra, “i dipinti di Gino, se si ha una qualche nozione di cosa sia la storia vera della pittura e dell’arte, conservano un fascino e una dignità che non possono essere svilite dall’indifferenza e dalla sufficienza di giudizio che s’è andata affermando. Dal canto suo, Rina costituisce un vero e proprio “caso” nella pittura italiana, essendo sorprendente che un’artista di qualità così alta, di così sicura originalità, non abbia ancora consolidato i diffusi riconoscimenti che le sono dovuti – probabilmente le ha nuociuto l’essere stata spesso sbrigativamente considerata e incasellata all’interno della tradizione della pittura emiliana, nella sua declinazione informale, quando la sua opera è assai più complessa e con suggestioni non solo italiane; le sue incisioni e i suoi acquerelli, infine, sono di altissimo livello”.
“È con grande piacere che ospitiamo questa mostra nel nostro Museo”, commenta il sindaco di Correggio, Ilenia Malavasi. “Gino Gandini e Rina Ferri, coniugi che condividevano la vocazione all’arte, sia pittorica che incisoria, hanno lasciato un’ importante eredità culturale non solo attraverso l’insegnamento nelle scuole reggiane, al quale entrambi si sono dedicati per anni, ma soprattutto tramite il loro impegno artistico, che li ha fatti conoscere ben oltre i confini della loro città nel corso di numerose ed importanti mostre in Italia e all’estero. Grazie ai loro studi sono entrati in contatto con gli ambienti culturali più dinamici ed innovativi del loro tempo ed hanno conosciuto artisti che avrebbero lasciato profonda traccia nel mondo della pittura e dell’incisione e le opere che ammireremo a Correggio testimoniano la loro grande maestria e profonda sensibilità. Ringrazio i famigliari per averci offerto questa opportunità e Sandro Parmiggiani per aver curato una mostra in grado di rendere il giusto merito a due artisti capaci di narrare la bellezza della nostra terra”.
Arte, destino di una vita” rimarrà aperta fino al prossimo 1 luglio.

RINA FERRI e GINO GANDINI, ARTE, DESTINO DI UNA VITA
a cura di Sandro Parmiggiani
Museo Il Correggio, Galleria Espositiva, Palazzo dei Principi
2 giugno – 1 luglio 2018
Inaugurazione: sabato 2 giugno, ore 16,30
Orari di apertura: sabato, 15,30 – 18,30; domenica, 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30.
Visite guidate a cura di Sandro Parmiggiani: domenica 10 e domenica 17 giugno, ore 17.
Info: Museo Il Correggio, tel. 0522.691806 – museo@comune.correggio.re.itwww.museoilcorreggio.org
Ingresso libero.

Gino Gandini
Nato a Reggio Emilia il 2 novembre 1912, Gandini si iscrive nel 1928 alla Scuola di Disegno Gaetano Chierici, dove conosce Ottorino Davoli, che gli sarà a lungo amico e consigliere. La sua formazione si completa poi all’Istituto d’Arte Venturi di Modena, dove segue i corsi di incisione di Ubaldo Magnavacca e di pittura di Arcangelo Salvarani, e, dal 1938, all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove Giorgio Morandi tiene i corsi di incisione. Già negli anni Trenta è ottimo disegnatore e pittore di talento. La sua predilezione va, in quegli anni, alle figure, mentre i paesaggi e le nature morte saranno i generi ai quali si dedicherà nella maturità. Gandini già allora dimostra di possedere un’eleganza formale e un’armonia tonale, intrise di malinconia esistenziale e di pietà dello sguardo, che resteranno sue caratteristiche durature. Richiamato alle armi, e poi sfollato con la famiglia a Bibbiano (dove conosce Stanislao Farri) definitivamente matura quell’esigenza di un rapporto diretto e costante con la natura che segnerà tutta la sua esistenza di uomo e di pittore. Pur non insensibile alla pittura di impegno civile e sociale – “L’impiccato”, opera del 1946, e le scene (quaranta metri di lunghezza totale) della Via Crucis, dipinta a tempera grassa nella Chiesa di San Giuseppe al Migliolungo di Reggio Emilia – Gandini tuttavia fa del paesaggio, e in misura minore della natura morta, il motivo centrale della sua pittura. Tra le tante mostre, in Italia e all’estero, vanno segnalate quelle dedicategli dalla città natale: l’antologica al Palazzo del Capitano del Popolo nel 1979 e l’esposizione del 1991 alla Caserma Zucchi.
Gino Gandini muore il 25 luglio 2002 ed è sepolto nella tomba di famiglia nel Cimitero Monumentale di Reggio Emilia.

Nata a Campagnola Emilia il 12 settembre 1924, Rina Ferri frequenta l’Istituto d’Arte Venturi di Modena. Diplomatasi nel 1949, imbocca decisamente, e da subito, un percorso autonomo tra i due poli rissosi dell’astrattismo e del neorealismo. Pur partita dal dato naturalistico, vira subito verso la semplificazione delle forme, la riduzione a icona dell’immagine, assumendo il colore, la stessa materia pittorica, incisa e frammentata, il segno e le qualità espressive del supporto come fondamenta della sua pittura, strumenti cui s’affida per dare voce a atmosfere, sentimenti, stati d’animo. Emblematica della sua determinazione di carattere e di poetica è la scelta, compiuta allora dalla Ferri, di non frequentare l’Accademia di Bologna, dove, ma di seguire invece i corsi della Scuola d’incisione di Mario Leoni a Bologna, dove apprende i segreti delle tecniche, e coltiva le sperimentazioni, cominciando a incidere lastre e a stamparle. Di circa trecento lastre, tutte segnate da una straordinaria abilità e da una rara sensibilità per le invenzioni formali e tecniche, è la sua vasta produzione incisoria, alla quale lavora con passione. Nel 1961 sposa Gino Gandini e tiene la mostra personale d’esordio alla Galleria Santo Stefano di Venezia. Rina prosegue poi la sua intensa attività di ricerca, sia nei dipinti che nelle incisioni, mentre si susseguono le mostre, in Italia e all’estero.
Muore l’11 marzo 2006 e viene sepolta accanto al marito Gino Gandini.

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