Battaglie di Fosdondo e Prato: domenica 23 aprile il 72esimo anniversario
pubbl.: 14 Aprile 2017 modif.: 20 Aprile 2017 - Ufficio Stampa

Battaglie di Fosdondo e Prato: domenica 23 aprile il 72esimo anniversario.

Domenica 23 aprile Correggio ricorda il 72esimo anniversario delle Battaglie di Fosdondo e Prato, scontri a fuoco avvenuti rispettivamente il 15 e il 23 aprile 1945.
Il programma delle celebrazioni prevede, la Santa Messa, alle  ore 11, alla Pieva di Fosdondo; alla stessa ora è fissato il ritrovo al Centro Sociale “Il Quartiere” di Fosdondo, in via Felicità, e la sfilata commemorativa con deposizione dei fiori sui cippi dei caduti accompagnata dalla banda cittadina “Luigi Asioli”; a seguire interventi di Monica Maioli, assessore del Comune di Correggio, e di Giuseppe Lini, presidente ANPI Correggio.
Alle ore 12,30, trasferimento a Prato, nella sala “Quadrifoglio” del Circolo Dribbling, in via A. Ferrari, per il pranzo promosso in collaborazione con Anpi Correggio e Circolo Quadrifoglio: cappelletti in brodo, bolliti e cotechino, arrosto con patate, zuppa inglese, vino e caffè e digestivi (18 euro).
A seguire, letture dalla cronaca della Battaglia di Prato e di poesie di Rosa Storchi Dodi, con deposizione dei fiori sul cippo commemorativo dei caduti.
Info e prenotazioni al pranzo: cell. 347.5028031 – anpi_correggio@libero.it

La Battaglia di Fosdondo, accanto al combattimento di Fabbrico, è unanimemente riconosciuta come il più importante fatto d’armi di tutta la Resistenza nella pianura reggiana.
La mattina del 15 aprile 1945 i partigiani vengono a conoscenza che un notevole carico d’armi è fermo a Gazzata. Si incarica d’andarlo a prelevare Sergio Fontanesi (Mauser) insieme a Giacomo Pratissoli (Aldo). Verso mezzogiorno un gruppo di fascisti, proveniente da Bagnolo e diretto a Correggio, cattura Ennio Bassoli (Musco). I partigiani del distaccamento di Fosdondo li attaccano, permettendo al prigioniero di fuggire, ma, nel primo pomeriggio, il gruppo di fascisti bagnolesi che sta facendo ritorno al proprio presidio si ferma a Fosdondo cominciando a perquisire case e  cittadini. Proprio in questo momento arrivano Musco e Aldo, seguiti da altri partigiani con il carico d’armi. I fascisti fermano i due e li uccidono. I partigiani, a loro volta, aprono il fuoco contro i fascisti. Alcuni rimangono uccisi e altri si ritirano nella chiesa da dove continuano a sparare e i partigiani decidono di chiamare rinforzi, tra cui un distaccamento G.A.P.
A questo punto l’eco della battaglia si è ormai propagata a tutto il territorio circostante e i fascisti convogliano sul luogo circa 300 uomini, accerchiando i partigiani. Mentre si avvicinano, i fascisti gridano alcuni nomi di battaglia tra cui “Carburo” (Paride Caminati) e “Diavolo” (Germano Nicolini). Il primo, credendo che si tratti di compagni, si alza e si avvicina, ma a pochi metri di distanza viene freddato da una scarica di mitra. Non molto distante anche il giovane Luciano Tondelli (Bandiera) – protagonista della canzone di Ligabue “I campi in aprile” – viene ucciso dal fuoco nemico. Il comandante “Diavolo” dà ordine di sganciarsi, ma Angiolino Morselli (Pippo) non si muove dalla propria postazione e tiene impegnato il nemico permettendo ai compagni di ritirarsi e di salvarsi. Il bilancio della giornata: cinque partigiani e due civili uccisi e tre feriti. Non è mai stato possibile accertare le perdite in campo fascista, anche se, dall’andamento del combattimento, si presume ammontino a qualche decina.

Il 23 aprile 1945 una colonna di fanteria tedesca proveniente da Reggio Emilia, in ritirata verso il Po, giunge nella frazione di Prato. Mentre i tedeschi saccheggiano le case per procurasi i viveri, i partigiani, avvisati dalle staffette si portano sul posto e circondano la zona intimando la resa al nemico. Ma i nazisti, superiori di numero, continuano ad avanzare compiendo razzie e facendosi scudo degli ostaggi e nel frattempo da Campogalliano giunge anche un’altra colonna tedesca in ritirata che ingaggia subito battaglia.
Lo scontro esplode nel centro della frazione, tra il cimitero e la chiesa di Prato. I partigiani ottengono i rinforzi delle squadre SAP di San Martino per tentare di superare il fuoco dei mortai tedeschi, asserragliati nella chiesa e nelle case della frazione.
I tedeschi, quasi duecento unità, si arrendono solo il mattino successivo ad un ufficiale americano giunto appositamente.
Nel corso della battaglia rimangono uccisi il partigiano Giovanni Pasquali, nome di battaglia Tito, e Giovanni Branchetti, quarantadue anni, operaio, ostaggio dei tedeschi e poi fucilato nei pressi della sua abitazione.

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Battaglie di Fosdondo e Prato: domenica 23 aprile il 72esimo anniversario
pubbl.: 14 Aprile 2017 modif.: 20 Aprile 2017 - Ufficio Stampa

Battaglie di Fosdondo e Prato: domenica 23 aprile il 72esimo anniversario.

Domenica 23 aprile Correggio ricorda il 72esimo anniversario delle Battaglie di Fosdondo e Prato, scontri a fuoco avvenuti rispettivamente il 15 e il 23 aprile 1945.
Il programma delle celebrazioni prevede, la Santa Messa, alle  ore 11, alla Pieva di Fosdondo; alla stessa ora è fissato il ritrovo al Centro Sociale “Il Quartiere” di Fosdondo, in via Felicità, e la sfilata commemorativa con deposizione dei fiori sui cippi dei caduti accompagnata dalla banda cittadina “Luigi Asioli”; a seguire interventi di Monica Maioli, assessore del Comune di Correggio, e di Giuseppe Lini, presidente ANPI Correggio.
Alle ore 12,30, trasferimento a Prato, nella sala “Quadrifoglio” del Circolo Dribbling, in via A. Ferrari, per il pranzo promosso in collaborazione con Anpi Correggio e Circolo Quadrifoglio: cappelletti in brodo, bolliti e cotechino, arrosto con patate, zuppa inglese, vino e caffè e digestivi (18 euro).
A seguire, letture dalla cronaca della Battaglia di Prato e di poesie di Rosa Storchi Dodi, con deposizione dei fiori sul cippo commemorativo dei caduti.
Info e prenotazioni al pranzo: cell. 347.5028031 – anpi_correggio@libero.it

La Battaglia di Fosdondo, accanto al combattimento di Fabbrico, è unanimemente riconosciuta come il più importante fatto d’armi di tutta la Resistenza nella pianura reggiana.
La mattina del 15 aprile 1945 i partigiani vengono a conoscenza che un notevole carico d’armi è fermo a Gazzata. Si incarica d’andarlo a prelevare Sergio Fontanesi (Mauser) insieme a Giacomo Pratissoli (Aldo). Verso mezzogiorno un gruppo di fascisti, proveniente da Bagnolo e diretto a Correggio, cattura Ennio Bassoli (Musco). I partigiani del distaccamento di Fosdondo li attaccano, permettendo al prigioniero di fuggire, ma, nel primo pomeriggio, il gruppo di fascisti bagnolesi che sta facendo ritorno al proprio presidio si ferma a Fosdondo cominciando a perquisire case e  cittadini. Proprio in questo momento arrivano Musco e Aldo, seguiti da altri partigiani con il carico d’armi. I fascisti fermano i due e li uccidono. I partigiani, a loro volta, aprono il fuoco contro i fascisti. Alcuni rimangono uccisi e altri si ritirano nella chiesa da dove continuano a sparare e i partigiani decidono di chiamare rinforzi, tra cui un distaccamento G.A.P.
A questo punto l’eco della battaglia si è ormai propagata a tutto il territorio circostante e i fascisti convogliano sul luogo circa 300 uomini, accerchiando i partigiani. Mentre si avvicinano, i fascisti gridano alcuni nomi di battaglia tra cui “Carburo” (Paride Caminati) e “Diavolo” (Germano Nicolini). Il primo, credendo che si tratti di compagni, si alza e si avvicina, ma a pochi metri di distanza viene freddato da una scarica di mitra. Non molto distante anche il giovane Luciano Tondelli (Bandiera) – protagonista della canzone di Ligabue “I campi in aprile” – viene ucciso dal fuoco nemico. Il comandante “Diavolo” dà ordine di sganciarsi, ma Angiolino Morselli (Pippo) non si muove dalla propria postazione e tiene impegnato il nemico permettendo ai compagni di ritirarsi e di salvarsi. Il bilancio della giornata: cinque partigiani e due civili uccisi e tre feriti. Non è mai stato possibile accertare le perdite in campo fascista, anche se, dall’andamento del combattimento, si presume ammontino a qualche decina.

Il 23 aprile 1945 una colonna di fanteria tedesca proveniente da Reggio Emilia, in ritirata verso il Po, giunge nella frazione di Prato. Mentre i tedeschi saccheggiano le case per procurasi i viveri, i partigiani, avvisati dalle staffette si portano sul posto e circondano la zona intimando la resa al nemico. Ma i nazisti, superiori di numero, continuano ad avanzare compiendo razzie e facendosi scudo degli ostaggi e nel frattempo da Campogalliano giunge anche un’altra colonna tedesca in ritirata che ingaggia subito battaglia.
Lo scontro esplode nel centro della frazione, tra il cimitero e la chiesa di Prato. I partigiani ottengono i rinforzi delle squadre SAP di San Martino per tentare di superare il fuoco dei mortai tedeschi, asserragliati nella chiesa e nelle case della frazione.
I tedeschi, quasi duecento unità, si arrendono solo il mattino successivo ad un ufficiale americano giunto appositamente.
Nel corso della battaglia rimangono uccisi il partigiano Giovanni Pasquali, nome di battaglia Tito, e Giovanni Branchetti, quarantadue anni, operaio, ostaggio dei tedeschi e poi fucilato nei pressi della sua abitazione.

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